In ricordo di
PINO TAGLIAZUCCHI
 

              

Pino Tagliazucchi in due sue tipiche espressioni, durante la presentazione del libro
i Ca Dao del Vietnam - in collaborazione con il professor Nguyen Van Hoan (Torino -CSV)


UN RICORDO DI PINO TAGLIAZUCCHI
di Ettore Masina
© MEKONG N.2/2205 - AUTUNNO-INVERNO 2005
 


Aveva un volto severo ed era un uomo di rari sorrisi.
Questa fu la mia prima impressione quando lo conobbi. Un austero professore, pensai. Mi sorpresi quando seppi che era un sindacalista. Non conoscevo ancora la qualità della sua militanza. Sapevo soltanto che ci univa un grande amore per il Viet Nam. Il mio era un sentimento un po' adolescenziale, entusiastico, pieno di amore per un popolo eroico e laborioso, per le sue donne e i suoi uomini massacrati da un imperialismo ottuso e feroce, da un militarismo armato di alta tecnologia, e per quelli che erano sopravvissuti e andavano ricostruendo il loro martoriato Paese; i sentimenti di Pino Tagliazucchi, invece, erano nutriti di cultura, di una passione disciplinata dalla serietà di continue ricerche, sul campo e da lontano, da uno studio del Viet Nam che si estendeva sino a quelle che a moltissimi (certamente a me!) paiono le vertiginose difficoltà di una delle lingue più difficili del mondo.

Man mano che la nostra conoscenza si approfondiva nell'ambito dell' Associazione Italia-Viet Nam andai scoprendo che lo studio di quella lingua non era per Tagliazucchi passione di glottologo ma strumento per viaggiare nella storia del Paese amico. Pino era diventato un poco alla volta quello che si dice un "esperto": sapeva tutto sull'economia del Viet Nam, sulle questioni militari, sulle realizzazioni del governo, sulle discussioni in corso nel Partito Comunista. Anche (e forse soprattutto) era un attento ricercatore e lettore e scrittore delle straordinarie vicende di quel grande personaggio, che fu Ho Chi Minh.

Ho avuto da Tagliazucchi il privilegio di leggerne la biografia che egli andava componendo: un lavoro perennemente "in progress", nel senso che Pino non era mai soddisfatto e interminabilmente lo correggeva. Un'opera, secondo me, eccellente, anche dal punto di vista stilistico perché Pino era un autodidatta di alto livello. Ogni sua pagina riverberava dell'ammirazione per l'uomo dai venti pseudonimi e da un solo sogno: libertà per la terra e il popolo "indocinesi".

Sembrava che Pino non scrivesse da lontano - spazio e tempo - ma accompagnasse il giovane rivoluzionario e poi l'anziano dirigente nei boulevard di Parigi e sulle navi avventurose delle sue peregrinazioni, lo ascoltasse in silenzio mentre ammaestrava i compagni nel gelo di infami prigioni o li guidava per i sentieri aspri che consentivano di varcare le frontiere gabbando le guardie coloniali. Lo raggiungesse ai margini dei campi di battaglia, in cui il "vecchio Zio" componeva poesie che Pino amorosamente traduceva:
                  [La prima luna dell'anno riluce alta e rotonda,
            l'acqua del fiume continua nel colore del ciclo.
            In mezzo al fiume trattiamo le cose della guerra.
            A notte alta, al ritorno, la barca trasporta luce di luna.]


Nel parlare del costruttore del nuovo Viet Nam, Tagliazucchi era spesso emozionato, mai chino al culto della personalità: non ne nascondeva errori o compromessi, i torti che connotano inevitabilmente la vita di chi deve incessantemente battersi contro un nemico micidiale. Le battaglie perdute con onore, le tentazioni accettate.

Tuttavia se questa passione per la storia e per il rigore scientifico ben si accordavano al suo aspetto grave e quasi solenne, questo aspetto - ben presto lo capii - nascondeva un Pino ben più sorridente. Egli era anche, infatti, il festoso traduttore di "
ca dao", le poesie popolari vietnamite, alcune delle quali possono essere lette in chiave patriottica, metafore delle lotte di un popolo
            [
Eccomi come un albero nella foresta,
             lo scuotono e non si muove,
            lo battono eppure non cade
]
ma, la maggior parte, hanno temi più dimessi: l'amore, le sue effusioni e delusioni e tradimenti, la saggezza dei vecchi, la durezza della povertà, la satira dei potenti.

Cercare di pubblicare qualche sua traduzione significava lottare contro il pudore di Tagliazucchi che anche in questo caso si trincerava dietro la scontentezza dei suoi risultati. E tuttavia, ipercritico com'era, parlando dei "suoi" ca dao, Pino sorrideva. Non era difficile comprendere che essi gli mostravano l'anima più vera ed amabile del popolo vietnamita. Attraverso loro. Pino visitava i minuscoli villaggi lungo i fiumi, con le sterpaglie delle rive, cortine protettive per le carezze dei giovani amanti; o i paesini seminascosti dalle nebbie leggere vaporanti dalle risaie; si commoveva per le lacrime delle vedove che si paragonavano a un cappello senza legacci che il vento può portarsi via o a una barca senza remi, trascinata dalle correnti; rideva dei legittimi veleni dell'invettiva popolare contro gli oppressori di un tempo che viaggiavano sugli elefanti come più tardi i soldati dell'Impero sui mostri corazzati; o della castità di qualche monaco buddista posta a repentaglio dalla visione di una ragazza dalle labbra rosse.

Ben presto compresi che anche l'ironia (aristocratica, mai volgare sberleffo) era una componente del carattere di Pino, talché persino quello che costituiva il suo lavoro "professionale", la redazione del bimestrale della F10M "Notizie Internazionali", era attento non soltanto ai dibattiti, alle statistiche, alle notizie ma anche allo humor di certe immagini. Accanto gli articoli selezionati con attenta cura, c'erano sempre le vignette dei più illustri e mordaci disegnatori anglosassoni, francesi, tedeschi, spagnoli. E anche quell'ultima fatica di Pino a me risultava preziosa, trovavo su quei fogli verità e problemi che la "grande" stampa italiana evitava o riduceva a poche righe.

Anche, compresi (e ricorderò sempre) l'intensità dei suoi affetti. Con la sua compagna Manu, invecchiando, avevano assunto l'immagine di una coppia che emanava un'aria di tenero rispettoso amore reciproco; imparai a vedere nei suoi occhi lo sguardo riconoscente e ammirato con il quale seguiva la figlia Nora, sapendo che divideva con lui scelte politiche e morali; e infine, sorpreso e deliziato, lo ascoltai una volta dichiararsi "quasi intontito" dal tenerissimo affetto per la nipotina Djamila. Parlando di lei, ogni solennità, ogni austerità si trasformava in fermo riconoscimento di schiavitù: di lui che amava tanto la libertà degli individui e dei popoli.

Ettore Masina

Pino Tagliazucchi è nato a Modenanel 1921.
Si è dedicato per anni allo studio della storia contemporanea del Vietnam, paese in cui ha soggiornato in diverse occasioni.
Ha lavorato come addetto ai rapporti internazionali nella CGIL e nella FIOM.

Fra le sue pubblicazioni:
"Dien Bien Phu, tremila giorni" (Torino 1969)
"I Ca Dao del Vietnam" - raccolta di poesie tradizionali vietnamite, in collaborazione con il professor Nguyen Van Hoan (Milano 2000)
"Ho Chi Minh - biografia politica - 1890-1945) (Torino 2004)